03_REDWOOD FOREST_Valentina Sumini

Ph.D. cum laude in Preservation of Architectural Heritage del Politecnico di Milano e ricercatrice presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Cambridge, con il team di ricercatori che ha scelto , – nove studenti di diversi dipartimenti e gruppi di ricerca – ha messo a punto un progetto per un insediamento umano su Marte. “Abbiamo fatto moltissimi studi, –  dice Valentina –  su come fermare le radiazioni e abbiamo trovato come elemento chiave l’acqua che è possibile estrarre dal ghiaccio, presente nel sottosuolo marziano. Adesso stiamo continuando il progetto costruendo, in scala uno a uno, il macchinario in grado di estrarre dal sottosuolo il ghiaccio per trasformarlo in acqua. Questo perché un metro di acqua permetterebbe di proteggere dalle radiazioni tutta la superficie dell’habitat esterno. Un altro modo per proteggere la città prevede un habitat sotterraneo dove il suolo stesso fa da protezione e in quelle zone le persone potrebbero passare la maggior parte del tempo. Nella biosfera invece, protetta dall’acqua, e arricchita da piante e terra, si consumerebbero i momenti di socialità. Qui l’elemento trasparente dell’acqua permetterebbe di guardare all’esterno affacciandosi sull’elemento marziano. Un aspetto importante anche dal punto di vista psicologico”. Prosegue poi, “Noi immaginiamo che vivere su Marte possa essere molto intrigante ma anche un po’ noioso anche perché non c’è molto da fare. Ci sono crateri, tanti spazi isolati e condizioni meteo proibitive perciò ci siamo chiesti come poter rendere un habitat sicuro, eterogeneo e anche divertente da vivere. Quindi abbiamo pensato a un habitat naturale, che ispiri l’idea delle foreste, delle sequoie”. Da qui, il titolo del progetto.

Il progetto prevede un complesso di costruzioni che dovrà ospitare la prima colonia umana sul pianeta rosso. Si tratta di una insieme di cupole bianche destinate agli spazi pubblici abitabili da diecimila persone che abiterebbero e circolerebbero, entro un sistema dei tunnel sotterranei. “Ogni cupola sarebbe autosufficiente utilizzando il ghiaccio, la terra e il sole per produrre tutto il necessario a vivere

 

Ernesto dAlfonso

 


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