Ripartendo dagli editoriali e dai contributi sin qui pubblicati appare importante  approfondire da un punto di vista quasi tecnico il tema del progetto nei confronti del procedimento come pratica “artistica”e di tutto quello che riguarda il mondo dei riferimenti culturali di ispirazione che sono alla base del concept.

La pratica architettonica ora più che mai, tende a guardare ai differenti campi del sapere, ad una globalizzazione culturale attingendo ad un mondo ampio con cui vuole interloquire. Ernesto d’Alfonso ha parlato di montaggio per arricchire quel concetto di composizione architettonica che necessitava di nuove specificazioni e soprattutto permettessero, aprendosi ad altri campi, di fornire nuovi “stimoli”; è importante però, seguendo quell’insegnamento, capire come questi stimoli, questi mondi ricchi di suggestioni (biologia, chimica, musica…. arte) diventino strumenti di progetto e possano interagire con la disciplina del progetto.

Un campo di riferimenti vastissimo: per questo è fondamentale, ancora una volta, e sempre di più capire da che punto di vista guardarli.  Inizialmente sono una suggestione che sblocca, che permette di aprire una porta e lasciare entrare….

E ancor più importante capire come questi vengano interpretati, quali siano i caratteri che nella complessità intrinseca di un riferimento chiariscano un percorso e come questi interagiscano con una pratica, quella  progettuale che necessariamente necessita di un “adattamento” alla scala e ai temi propri del progetto di architettura, ovvero quelli morfologici, tipologici, tecnologici. Chiarire appunto in che modo un’immagine/figura diventi abitabile.

Rudolph Arnheim richiamando e definendo il concetto di scheletro strutturale[1] pone l’attenzione sull’idea di carattere come configurazione di elementi (forze) capace di rendere leggibile,  comunicabile un’opera; questo dal nostro punto di vista implica una comprensione dei modi, appunto, con cui questa diviene materia di progetto che definisce un procedimento.

In questo senso si può aprire e approfondire la relazione tra operazione e pattern, la prima legata ad una sfera personale e il secondo riferito ad un idea di schema base, dotato un certo grado di libertà formale, tale da essere ad un tempo riconoscibile, ripetibile nelle sue differenti “cristallizzazioni” formali.

In che modo è possibile trovare, descrivere ed eventualmente ripetere una qualità (carattere) legata ad un pattern?

 



[1] La prima cosa che si voglia ritrarre da un oggetto è il contrasto delle sue linee fondamentali. (…) l’immagine guida nella mente di un artista non è tanto una previsione fedele dell’immagine finale del dipinto o della scultura, ma principalmente lo scheletro strutturale, la configurazione di forze che determina il carattere dell’oggetto visivo.


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