Aldo Rossi – Arcduecittà .italia – Architettura, Ricerca, Città http://www.arcduecitta.it Rivista di Architettura, ricerca e città Wed, 22 Feb 2023 16:22:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.4.29 FIGURE ABITATE. Matteo Fraschini http://www.arcduecitta.it/2012/04/figure-abitate-matteo-fraschini/ http://www.arcduecitta.it/2012/04/figure-abitate-matteo-fraschini/#respond Sun, 01 Apr 2012 16:24:41 +0000 http://www.arcduecitta.it/italia/?p=390 Arona, San Carlone vista Interna Arona, San Carlone Aldo rossi, roma interrotta, 1978 06 07 liberty 01 02 03 04

 

 

 

 

Bigness: elemento architettonico a scala urbana o elemento urbano a scala architettonica?

Beyond a certain critical mass, a building becomes a Big Building. Such a mass can no longer be controlled by a single architectural gesture, or even by any combination of architectural gestures. This impossibility triggers the autonomy of its parts, but that is not the same as fragmentation: the parts remain committed to the whole. (…)

In Bigness, the distance between core and envelope increases to the point where the facade can no longer reveal what happens inside. The humanist expectation of “honesty” is doomed: interior and exterior architectures become separate projects, one dealing with theinstability of programmatic and iconographic needs, the other – agent of clisinformation – offering the city the apparent stability of an object. Where architecture reveals, Bigness perplexes; Bigness transforms the city from a summation of cortainties into an accumulation of mysteries. What you see-is no longer what you get. (…)

(…)Their impact is independent of their quality. (Rem Koolhaas, SMLXL)

Da una parte essa pone la relazione nuova e inedita col contesto principalmente visto come connessione di flussi dove la distanza è appunto misurata su scala temporale (nei differenti modi di percorrenza e fruizione dello spazio); dall’altra rivela una nuova relazione tra spazio interno e involucro (barocco – cubismo) dove l’incontro dei due mondi è una “messa in scena” una rappresentazione necessariamente parziale e enigmatica.

Questa relazione pone un nuovo modo di guardare al senso stesso di landscape urbanscape e “interiorscape”: una indeterminatezza/discontinuità fisica percepibile pone il problema di un nuovo contesto genericamente inteso che deve essere definito nei suoi ambiti concettuali e nelle relazioni di appartenenza/identità di una società complessa che abita una dimensione spaziotemporale estesa.

Se pensiamo al Landmark nella sua accezione di elemento architettonico alla scala urbana che ne acquisisce reinterpretandoli i caratteri tipo/morfologici ibridandoli) il parco a tema puo’ essere visto come elemento urbano che assorbe ibrida e reinterpreta nella netcity caratteri e elementi provenienti da differenti paesaggi antropizzati.  Come succede quando si acquisiscono, reinterpretandoli i caratteri di uno o più paesaggi?. la stratificazione/artificializzazione del suolo/suoli diviene il connettivo di questa complessità: Il cipset capace di dialogare e mettere a sistema ambiti differenti.

L’attualità architettonica ha posto alle radici della sua ricerca la complessità come riferimento che ha prodotto esiti differenti. La relazione tra pratica-procedimento artistico / regola diviene fondante.

Il paesaggio antropico si configura con set di scene montate su di un sistema complesso e multi scalare dove soglie membrane e diaframmi divengono i limiti e le definizioni di questi ambiti.

Il problema del riconoscimento di figure e schemi pattern che rendano leggibile la complessità appare cruciale; tale tema viene sviluppato e preso a riferimento in gran parte dell’architettura contemporanea così come viene posto dalle avanguardie artistiche del primo Novecento che mettono in discussione l’idea di un punto di vista unico e statico dell’oggetto superando l’identità tra oggetto e immagine. L’idea di simultaneità delle differenti visioni e in maniera più estesa l’introiezione del movimento relativo tra soggetto e oggetto all’interno della rappresentazione artistica pongono le basi per un nuovo modo di vedere l’arte e da li l’ambiente antropizzato.

Appare importante sottolineare la relazione, e quindi lo sforzo conseguente che viene messo in campo nel cercare la corrispondenza tra disegno (rappresentazione) e progetto.  Essa è in primo luogo un processo mentale e non puramente manuale/sensoriale  di sintesi e associazione, lettura e interpretazione che rende leggibile e comunicabile un concetto astratto ed il procedimento usato per raggiungere tale esito.

La ricerca sulla composizione/montaggio si attesta sul procedimento e sull’individuazione di un difficile confine tra regola organizzativa distributiva dispositiva (layers, diagrammi, parametrico) e arbitrio (gesto).

La Complessità e suoi strumenti di gestione, lettura e interpretazione ripone al centro la relazione tra  Regola e arbitrio tra Complessità nella sua messa in scena e pattern (schema riconoscibile)

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OSSERVAZIONE, SCOPERTA…INVENZIONE, CREAZIONE… Roberto Podda,Giuseppe Boi http://www.arcduecitta.it/2011/07/192/ http://www.arcduecitta.it/2011/07/192/#respond Sun, 17 Jul 2011 17:33:48 +0000 http://www.arcduecitta.it/italia/?p=192  

anatomie pensare:vedere:rappresentare :dar forma rendering/reality

 

“La condizione della coerenza, la quale richiede che le nuove ipotesi siano in accordo con teorie accettate, è irragionevole, in quanto preserva la teoria anteriore, non la teoria migliore. Le ipotesi in contraddizione con teorie ben affermate ci forniscono materiale di prova che non possono essere ottenuti in alcuna altro modo. La proliferazione delle teorie è benefica per la scienza, mentre l’uniformità ne menoma il potere critico. L’uniformità danneggia anche il libero sviluppo dell’individuo”. (Feyerabend)

Nel solco di questo ragionamento, le ipotesi qui avanzate, si articoleranno a partire dall’analisi critica delle fasi procedurali caratteristiche dei processi creativi di generazione della forma; consapevoli che lo sforzo diretto alla comprensione dei fenomeni, è per sua natura sempre teso alla scoperta, e di conseguenza alla invenzione creativa.
Fatta questa premessa, la sezione Virtual Design di Arc2Città, prova a prende una posizione netta nel dibattito disciplinare, assegnando alla Virtualità un valore di Necessità per la comprensione, e conseguentemente per il Progetto del Reale. Introdurremo il tema ricorrendo al più potente mezzo di osservazione, comprensione e scoperta di cui è a disposizione la disciplina architettonica: il disegno.“Il disegno è un mezzo per osservare nonché per scoprire”così scriveva Le Corbusier nel breve testo autobiografico “New World of space” del 1948, dunque l’atto del rappresentare assume in se un valore selettivo, sintetico, si fa ipotesi di sguardo trasmissibile, aperta a riformulazioni inedite.
Un breve passo tratto dal carteggio Goethe- Schiller ci aiuterà forse a chiarire il concetto, scrive Goethe: “…Con la mia facilità di assimilare gli oggetti, sono diventato più ricco, senza essere saturo; la materia non mi imbarazza, perché so ordinarla e rielaborarla nello stesso tempo e mi sento più che mai libero di scegliere tra le forme più diverse e di rappresentare per me e per gli altri il materiale rielaborato”. Anche Aldo Rossi nella sua Biografia Scientifica nel raccontarci la sua esperienza scriveva: “l’osservazione delle cose è stata la mia più importante educazione formale; poi l’osservazione si è tramutata in una memoria di queste cose. Ora mi sembra di vederle tutte disposte come utensili in bella fila(…). Ma questo elenco tra immaginazione e memoria non è neutrale; esso ritorna sempre su alcuni oggetti e ne costituisce anche la deformazione o in qualche modo l’evoluzione.” In quest’ottica, la forma diventa patrimonio disponibile, materia prima plasmabile secondo la volontà e l’interpretazione di cui siamo capaci. In questo processo, è essenziale sottolineare la non neutralità dell’architetto nello svolgersi del fenomeno architettonico, egli si pone Tra e Per, cogliendo attraverso il Sé. In questa partecipazione vitale tra invenzione e rilievo, ogni tecnica è possibile, purché acquisti un significato e collabori a significare. Il disegno, allora, assume il compito di simbolo dell’idea, la traduce in immagini che si evolvono, elaborando nuovi e più
precisi contenuti. Il processo di rappresentazione non è dunque lineare, ma discontinuo, instabile, in esso possiamo ritrovare il luogo di coincidenza tra spazio fisico e razionale, contemporaneamente cognitivo e oggetto di cognizione.
In quei momenti, le rappresentazioni, da semplici supporti, si trasformano in estensioni della mente, spazi sintetizzabili attraverso il mito della caverna platonica, posti tra conoscenza del sensibile e sintesi intellettiva, sospesi proprio nel momento in cui è necessario passare dalle ombre alla materia per ampliare l’universo della conoscenza. In questa prospettiva, la rappresentazione dell’architettura si impone come possibilità di pensiero, non più riducibile allo status di una rappresentazione del pensiero. Allora, l’atto di vedere (inteso come discernimento), risulta essere intimamente legato al modo di pensare, agisce sulla realtà come un filtro, che lascia passare alcuni elementi, bloccandone contestualmente altri. In sintesi, potremmo sostenere che il modo di vedere, orienterà il modo di rappresentare,
allo stesso maniera in cui il modo di rappresentare orienterà il quello del dar forma. Secondo questo principio, a partire dall’analisi critica delle fasi procedurali caratteristiche dei processi creativi e generativi, enunceremo 4 operatori paradigmatici definendo l’atto creativo secondo la relazione: Pensare : Vedere = Rappresentare : dar Forma tale per cui al variare di un termine varia l’intera quaterna proporzionale. L’obiettivo di questa sezione tematica, sarà
allora quello di approfondire criticamente le metodologie e le strumentazioni di rappresentazione
disciplinari, mettendole in stretta relazione con l’agire progettuale, in modo tale da verificare di volta in volta, quanto e come la variabile Rappresentativa riesca a orientare, consciamente o inconsciamente, la variabile Conformativa.

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