Per il Progetto.

  1. Il ricambio paradigmatico. La modernità contro il rinascimento: Il rifiuto dell’ipoteca del passato sul presente.

Costruire per abitare dice il filosofo. L’architetto lo pratica e comunica nella costruzione stessa.

C’è una sapienza che non si elabora ed espone verbalmente ma nella operazione tecnico artistica di progettare/ costruire _ comportarsi circospettivo nell’abitare il mondo.

Saperla elaborare e decifrare è una facoltà umana che i linguisti chiamano competenza.

Françoise Choay, nel pensare l’urbanistica per l’architettura, l’ha distinta dalla competenza di parlare come

competenza di abitare/costruire il mondo. Si tratta di un esercizio “fattuale” o di manifattura. Oggi industria. Nell’interazione con un’area terrestre, si espone un fatto. L’interazione è una sorta di collaborazione dissimmetrica di cui l’uomo è attore. Ma il mondo che appare “passivo”, invece impone il come, non direttamente ma per intuizioni. L’uomo dunque è due volte attore passivo nell’intuire, attivo nell’operarare secondo le regole dei processi naturale intuiti. Cioè tecniche d’azione efficaci.

Riassumo in questa proposizione:

l’architettura struttura il campo d’azione, in base ad un saper fare  esposto nel fatto. Il fatto, l’opera, qualifica il campo d’azione  indicando il duplice intorno prossimo e remoto, o le proprietà, convenienze all’azione. Le  comunica, così, in sito e situazione, a chi lo frequenta come campo d’azione per abitarlo.

Comincio allora, dalla comunicazione. Dunque dalla semiologia architettonica: composizione. Costruttiva, dispositiva, urbana. Infine dall’erma primitiva, il segno elementare. Sintesi di giacitura, disposizione, orientamento. Principio delle misure temporali e spaziali nella sua stessa grandezza posizionata disposta orientata modulo. Accordata con le grandezze del corpo umano, misure.

Se l’erma è segno primario.

Il tempio è “testo” architetonico e archetipo. Che esemplifica la costruzione integrale del campo d’azione sacra, ne insegna il procedimento. Come tale si replica come le copie di un volume, perché non ha solo il compito di ospitare l’azione sacra, ma altresì quello educativo, d’insegnare il procedimento della costruzione. Che ovviamente vale per ogni atro edificio, come campo d’azione secolare. Tale valore d’esempio istruttivo, che si verifica in ogni elemento e parte, dallo stilobate che spiana la giacitura, alla colonna che perfeziona il menhir, all’intercolonnio che dimostra l’interazione degli opposti nella percezione tattilo_visiva della forma,  alla campata copertura trasversale tra intercolonnio e muro della cella, al peristilio, vera e propria strada coperta attorno alla cella, al doppio frontone che mirano contemporaneamente alba e tramonto. Ogni elemento e parte, perfettamente definito in forme e misure, reclama una pre_scrittura. È il canone. Che, penso, sia stato, l’aprendimento a memoria del procedimento nella sequenza delle operazioni. Ciascuna delle quali dotata per dime di figure misurate in proporzoni esatte la cui unità di misura era lo spessore della colonna, modulo (raggio del cerchio) commisurato all’unità di misura (dito, piede, passo braccio … ) di un corpo esemplare. Donde il segno esemplare è il colonnato, come portico peristilio, che si replica nei cortili dei “ginnasi” o nelle piazze principali. E che genera un tipo edilizio particolare, la Stoà.

Tale tipologia essenziale, non basta ad indicare i temi essenziali del sapere. Domina nel tempio il sapere delo spazio. Il tempo è piuttosto implicato che esplicato. Il complemento necessario è pensare il tempo, per sé. Non come tempo del ondo, ma come tempo interno proprio. Il tempo d’azione. Lo dice la forma stessa del teatro, lo stesso pendio della collina modellato, per stare, tutti i membri della polis, seduti a contemplare, dimentichi del corpo seduto, che tuttavia sostiene la presenza somatica del vissuto, il presente mitico dei condottieri regnanti che si svolge sul palco, ed il presente storico dell’impresa, riportato dal commento dei coreuti personificazione dei partecipanti all’impresa.  Dico perciò del compito del teatro, contemplare i tre tempi sovrapposti: il presente vissuto, il presente dell’impresa compiuta, il presente mitico/simbolico.

Dunque è l’insieme di “monumenti” (esemplari di tempi/spazi differenti e sinergici) ciò che si deve comporre: la porte delle mura, che originano la via sacra nei pressi del cimitero, che infila, l’agorà, e l’acropoli, (ciascuno con il suo tempio)  il ginnasio e il teatro. Athene nel V secolo. Si evidenzia , così la rilevanza delle città, come campi d’azione strutturati secondo un Modello. Si veda Mileto, di cui, Aristotele, celebrando Ippodamo fece  modello. Dal quale i romani trassero la struttura quadricolare del castrum, l’ acquartieramento invernale dell’esercito, retrovia presidio di territori conquistati, prima, origine di città in seguito, dovunque nell’impero romano.

 

Occorre qui che si distingua l’architettura romana dalla greca.

Perché a Roma, l’arte ctonia sostituisce le sue mire a quelle dell’arte che privilegia la luce.

Dunque per distiguere l’arte romana, tratterò del  muro a cominciare dal materiale, non più pietra, ma terra, bagnata e seccata. Oltre che al sole in fornaci. Mattoni e calci, fanno presa. E si cementano. Non si stratificano solamente. Non conta solo l’appoggio, perché vi è, più importante della assiale, la spinta laterale. Conta la copertura, la volta. Lo steso muro, nel quale si apre un vano ad arco si determina una instabilità della parte superiore, è soggetto a torsioni e ribaltamenti. La contraffortatura non è solo per inspessimenti a cadenza, ma per semicalotte che impediscono il ribaltarsi dell’arco. D’altra parte ciò che più conta di tale sistema costruttivo è la spinta dalla copertura a botte e a crociera. Tipologia costruttiva caratteristica delle terme.

 

Così come il muro absidato è topologia costruttiva della basilica ma anche della sala   formata da mura absidate coperte da una calotta, a crociera o a cupola. Una multipla introversione sostituisce l’esposizione.

Tutto quanto era visto da fuori, da una civiltà della pietra, dell’appoggio e dell’esposizione; una diversa civiltà, cercò di contemplarlo dall’interno. Cioè di pensare l’interno del muro e delle linee di forze che srutturano il sostegno della massa, dell’interno dell’edifico e del “paesaggio interno”. Infine della immaginazione stessa che trae dalla memoria le immagini.

Più che mai gli edifici allora mostrarono la loro funzione di campo d’azione e di mappa del campo d’azione. Infatti, la basilica romana introvertì la strada .E che non si accontentò di costruire insediamenti di case, monumenti e vie. Ma di organizzare il tempo della vita, nella villa prima e nel convento, poi. Che sono testi d’architettura quotidiana esistenziale, Soprattutto a partire dal IV secolo dove l’arte paleocristiana muta la basilica in ecclesia. E ne fa principio di mappatura mentale. Lo dice Agostino che la nomina “civitas dei” contrapponendola alla civitas mondana. O, meglio, per lei specchio. E, così la propone come esemplare/modello, appunto, di mappatura mentale.  La chiesa diviene per definizione il monumento urbano, nel convento: la mappa urbana per definizione.

Propone il quesito: costruire sé stessi o l’edificio e la città.

Dico ora che edificio e città, come mappa mentale divengono potentissimi strumenti per costruire sé stessi. La mappa mentale, pur ricavata dall’edificio, che sia basilica o altro, non interessa come tale, per dirigersi nei campi d’azione, ma per costruire opere mentali. A cominciare dal discorso, dall’orazione dal poema. Una mnemotecnica ne fa strumento principe di “scrittura mentale”.  In tale temperie si scopre il presente vissuto e lo spazio astratto, come in attesa di inscrivervi il campo concreto d’azione. il principio di mappatura mentale che può essere “colmata” da qualunque sito concreto, come ricognizione topografica rilevata dal vero nelle esplorazioni di nuovi territori. Nei viaggi di scoperta che s’inaugurarono alla fine del ‘400. Si formò allora, nei due secoli precedenti, la sinergia tra la cellula del presente vissuto e la cellula dello spazio astratto nel quale per la prima volta alla temporalità esposta dalla parola corrispondeva uno spazio mentale alle soglie di essere intuito e scoperto, come astratto. E si “vedeva” un “prima della memoria”: la mira dell’azione e il progetto. Dico della concezione dell’impresa. Perseguire la quale, in un  programma mentale, reclama una spazialità astratta,  dacchè quella concreta giace in un “non ancora”. Da cercare, da esplorare.

  1. Per la ricerca della modernità.

Prima di approfondire il tema che allontana l’antichità confinandola in un prima pregresso all’intuizione della cellula del tempo interno, presente vissuto e coniugato alla cellula dello spazio astratto, presente da vivere accenno all’attualità del presente, quando,  questo concetto così fertile da essere divenuto consuetudine quotidiana nella pratica della coppia agenda|diario, dopo essere stato al centro dell’attenzione sembra essere marginalizzato.

Ascendo al tempo in cui nel diverbio tra Semper e Wagner che coniarono tra ottocento e novecento le massime del cambiamento: nascita! e ri_nascita. Per decretare il primato della Nascita come insegna della volontà di contestare l’ipoteca del passato sul presente. Ed affrontare il suo versante ignoto: la gravidanza del futuro. Perché si potesse aderire alla semplicità ed alle attese del proprio presente.  Si chiamò futurismo. Non parlo della tabula rasa in cui l’idea andò degenerando. Nè della dimensione espressionista. Bensì del puro intento di contestare quel’ipoteca. E di vivere pienamente il proprio tempo. Capirne le sfide, esprimerne le aspirazioni, esplorarne saperi e poteri. Parlo dell’oggi. Del cambiamento paradigmatico d’oggi. In una parola di manifestare lo spirito del tempo d’oggi. Esprit nouveau, lo chiamò Le corbusier, in tedesco, zeitgeist.

Parlo dell’oggi. Ripeto, del cambiamento paradigmatico d’oggi. Il cui intento è quello appunto di manifestarne lo spirito del tempo. Parlo del compito, di riscattare la pratica, divenuta triviale, della coppia agenda|diario. Che calendarizza ogni programma concepito affinchè possa essere eseguito nella sequenza temporale prevista, disponendo di strumenti potenti di preinformazione di cui il telefonino è compendio. Sostituendo persino l’agenda|diario. Questo tipo di cittadino, è divenuto riferimento del progetto d’architettura, urbanistica e pianificazione. I quali sperimentano il diverbio tra  anonimato e automatismo. Non è certo la persona, al centro dell’attenzione, infatti ma l’utente (fruitore). Come appartenente al genere, questi è considerato attore. La persona, in carne ed ossa, deve imparare ad adeguare il proprio tempo interno di programmatore dell’azione propria d’ abitare ad uno spazio “esterno” o del mondo, che, solo apparentemente è già noto per fotografie cinematografie ed altre informazioni telematiche, ma è sempre da sperimentare e verificare. Parlo dell’esperienza del presente, tra i due momenti, entrambi mentali: un presente previsto e un presente memorizzato, tra i quali sta l’esperienza vissuta, che sgomina le previsioni e reclama il giudizio.

Benchè sembri pregresso, mi preme riattivare il momento di scoperta di tale congiuntura mentale. Perchè del  riassorbito nel paradigma odierno della intelligenza artificiale. Dove apparecchiature istruite da scienza e tecnica forniscono informazioni “accertate” sui fenomeni costituenti problema della vita quotidiana, supplendo alla necessità di esercitare le competenze umane. I fatti prodotti nel tempo sono infatti divenuti, protocolli regolatori delle informazioni elaborate (non solo riportate_ma infine calcolate) da files informatici.

D’altra parte con l’intelligenza artificiale occorre competere senza rifiutarne i servizi. Non tanto sostituendola. Bensì portando su altri piani l’esercizio della competenza specifica. Cosicchè sia collocata nella dimensione propria e funzionale.

Perciò, mi preme, proprio all’atto di un ulteriore scostamento,  riattivare la memoria del cambio paradigmatico che portò con sé la coniugazione del presente vissuto con lo spazio astratto in una sintesi originale tra progetto e memoria. Assimilata da tutti i popoli dell’Europa. Penso possa essere fertile.

1° parte. La scoperta del presente vissuto. La cellula del momento temporale nella diacronia dell’azione ideale che si svolge nel tempo inerte. [morto]: congelato giudizio dell’azione.

La sinergia tra mappa mentale e tempo interno si è formata a partire dal primato del tempo interno.

Cioè dalla scoperta/invenzione della cellula temporale: il momento presente del tempo interno – progetto/ programma dell’attività prossima ventura. nel quale, si struttura il dispiegarsi dell’azione nel mondo.

Preliminarmente, perciò, si tratta di definire questa intuizione del presente interno. A tale concetto d’azione prevista, occorre uno spazio “denaturato” (nei termini della scienza moderna), cioè ideale, astratto o virtuale.

Perciò si andò formando la coppia: cellula temporale interna/cellula spaziale mondana. Capace di consentire la “gestione” del campo d’azione generico nei confronti dei programmi d’azione concepiti.

L’intuizione e la scoperta della cellula temporale interna: presente vissuto, è  dell’Alighieri, che l’ha esposto nella Commedia, interamente costruita sul tempo interno. E sulla memoria.  La principale delle facoltà umane. Non parlo di una memoria rammemorante. Bensì giudicante l’azione nell’ attuazione. Per di più implicata nella concezione di un progetto. Per cui la memoria, non vale solo  per ciò che si tocca, si sente, si vede. Ma altresì, per ciò si soffre, si legge e studia. E, nello studio, si concepisce come possibilità d’azione. Si lega indissolubilmente con l’ immaginare,  contemplare, intuire. E con gli affetti suscitati. Di questo tratta la Commedia. Di ciò che avviene nel tempo dello studio: non dell’apprendimento. Ma della fortificazione di sé. Che alimenta il sentimento di sapere e poter concepire un’opera degna di memoria.

In proposito, propongo l’analisi di ciò che Dante dice dello studio che si coniuga alla passione intellettuale mentre si apprende lo bello stilo che fa onore . Emerge nell’ora di paura e di scoraggiamento. Di ritirata. Di supplica. Di questo “lavoro” mentale, dice l’incontro con Virgilio che lo si trova al fianco:

“Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte

 che spandi di parlar sì largo fiume?.….

O de li altri poeti onore e lume,

vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore

che mi ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se’ lo mio maestro e’l mio autore,

tu se’ solo colui da cu’ io tolsi

lo bello stilo che mi ha fatto onore.

Vedi la bestia per cui io mi volsi,

aiutami da lei, famoso saggio,

ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi.

A te convien tenere altro viaggio,

rispuose poi che lagrimar mi vide,

se vuoi campar d’esto loco selvaggio.

Nel momento di smarrimento vissuto “nel mezzo del cammin di nostra vita”, Dante scopre e fa oggetto di poesia il momento vissuto dello studio. Esempio della cellula del presente. La voce del poeta latino, risonante, alla lettura, nella mente del poeta fiorentino, coincide con il suo presente vissuto nella biblioteca |scrittoio. Perciò l’impresa sorge in quest’ora di fortificazione. Suggerita dalla parola di cui si è innamorato. Parola di chi, perciò, ha eletto maestro e guida. Dallo studio non solo si apprende. Si scopre una passione intellettuale d’ emulare – non ripetere -, l’impresa poetica che fu oggetto di passione. Di compiere l’altro viaggio che scampa dal pericolo.

L’argomento dell’impresa concepita dal poeta fiorentino, è quella di esporre in poesia il vissuto di cittadini, esemplare nell’identificarne il comportamento d’azione, vizioso o virtuoso congelato perchè esemplifica il carattere dell’azione congelata nel giudizio dell’irrimediabile.

Un vissuto suggellato dalla morte. E collocato in un mondo “a specchio” rispetto al mondo sperimentato.

Dunque là fuori dalla cella in cui scrive vi sono due mondi a specchio. Di essi, il suolo stesso è discrimine. Quello sopra, è mondo del presente quotidiano, circoscritto al campo d’azione. L’altro, invertito a specchio, che sprofonda nel sottosuolo, dispiegandosi per intero  lungo l’asse che lo struttura per poi emergere agli antipodi ai piedi del monde elevato alla vetta _sede del paradiso terrestre _  da cui si può ascendere al cielo. Questo mondo a specchio, metafisico ma veridico, secondo la religione cristiana, è attraversato da cima a fondo dal poeta fiorentino, accompagnato da Virgilio. La sua cosmografia, coincide con quella dell’universo di cui trattano i volumi trascritti dall’antichità. Del quale l’Alighieri traccia la cosmografia, mentre lo  attraversa, parte per parte, per incontrare,  appunto, tutti coloro che, ormai estinti,  lo popolano. Si tratta di persone che narrano l’atto della propria biografia che, esponendone il carattere vizioso o virtuoso, ne decreta il giudizio che i luoghi stessi espongono: dannazione nel sottosuolo, espiazione nel monte, beatitudine nei cieli.  Di questa seconda mappa, che è quella vera, basterà “raddrizzare” l’inversione, liberandola dalla popolazione estinta perchè coincida con la prima. E ci si possa interrogare sulla sua verità facendone il gran libro di Dio, cui accennerà Galileo. Portando a termine la secolarizzazione dell’universo mentale iniziata da Dante. Che coincide con la correzione  dell’immaginazione.

Devo ora sottolineare la congiunzione, nella mente, dell’ora interiore con la mappa mentale dell’universo, quella che solo la mente può osservare. Non parlo della mappa del campo per il condursi nell’azione ; invece del cosmo costruito in mente dalle osservazioni, “verifiche”, calcoli proto_scientifici prodotti nell’antichità. E riportati nei libri. Per costruire la quale, si compie un lavoro mentale all’atto della lettura.

Provo a costruirne la fenomenologia:

all’atto della lettura  si congiunge un presente inattuale, datato (storico), con un presente vissuto (attuale). Posto il corpo a sedere, dimentichi di lui e del suo stato ci si concentra sul volume aperto sul leggio, davanti agli occhi, e sul significato delle parole lette. Penso ai volumi che trattavano della cosmografia terrestre del sistema solare, da Tommaso, ad Aristotele Tolomeo. L’impresa o il viaggio che scampa dal pericolo imminente, pericolo per l’animo,   è un viaggio d’istruzione. Dunque nella biblioteca, seduto nel banco davanti al volume la mappa che compare alla mente è una mappa del tutto mentale il cui riscontro è quello di una visione intellettuale (certo che la percezione verifica ma, indirettamente, per calcoli e ragionamenti). I fatti, sono quindi mentali. E si apprendono dai libri. Dunque Dante parla della passione  intellettuale insorta nella lettura che lo porta a concepire il suo viaggio lungo questa mappa mentale  o cosmografia costruita in mente.

È della massima rilevanza, la costruzione mentale di tale cosmografia dantesca perché distolta dall’incardinamento agli assi dell’orizzonte solare. Ed ordinato su un ben diverso asse, dal quale quelli della corsa solare, tra aurora e tramonto, possono essere guardati dal di fuori. Non più solo da dentro.

L’operazione, prima di fungere da mappa mentale di una mnemotecnica originale. Ha avuto un effetto inaspettato: quello di guardare con altro sguardo al cosmo astronomico tolemaico aristotelico.

Perciò, il poeta fiorentino, consegna all’epoca successiva, un fondamentale  riordinamento del sapere che appunto diverrà oggetto d’investigazione. Essendo stato “denaturato” dalla necessità concreta dell’azione d’abitare. Cioè sospesa l’ esposizione all’ora solare del sito, in cui pur si sta, per contemplare in mente la cosmografia astronomica del sistema solare stesso.

Solo da tale situazione ci si può porre la domanda se sia la terra o il sole a muoversi attorno. Prima la evidenza inoppugnabile dell’alba e del tramonto non poteva essere messa in discussione. Né la nuova nozione conta, se ci si riferisce all’abitare la terra. Conta solo se si guarda al mondo dalla parte chi non abita il mondo. Il cui tempo è altro da quello dell’uomo, o del mondo per l’uomo.

Quando gli uomini si posero tale domanda si poterono studiare le conseguenze di tale sguardo. Si poteva invalidare ciò che si credeva cerrto. Per verificarne la veridicità. Si poteva proporre la critica radicale di Cartesio.

Oggi, quella posizione pare indifendibile. Attraverso di essa, però il mndo è stato visto nella sua irriducibilità a quello pregresso.

 

2° parte


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