Storyboard da piazza Diaz a piazza della Scala
attraverso piazza Duomo e la Galleria

 

mappa duomo storyboard orizzontale

1 On stage, 2 Back stage, 3 Cornice, 4 Vestibolo, 5 Agorà, 6 Antro, 7 Navata, 8 Abside, 9 Soglia-Raccordo, 10 Square

On stage

1 Fronte 001

Il tragitto parte da una messa in scena. Il volto che piazza Diaz rivolge a piazza Duomo: una corte di palazzi per uffici con parcheggio. La fiamma di metallo, monumento ai Carabinieri, si staglia davanti a un fondale pseudo-moderno con torre. Questa piazza nacque dopo la distruzione del tessuto medievale come l’approdo automobilistico più prossimo al Duomo. Per anni la piazza è stata usata come parcheggio in superficie, successivamente il parcheggio è stato interrato e la superficie occupata dalle rampe e da un giardino di aiole con al centro la grande scultura. Un parterre ornamentale, poco fruibile e difficilmente raggiungibile, per uno spazio che non è una piazza, che è rimasto il tetto verde di un parcheggio, e attorno a cui  si dispone una scena che voleva sembrare moderna, ma risulta incongrua ancorchè pretenziosa, con la sua torretta centrale.

Back stage

2 Retro

Piazza Diaz offre un retro a chi proviene da paizza Missori attraverso via Gonzaga. Le bocche dei parcheggi interrati , le aiole bordate con arbusti e alberelli, gli stretti passaggi e la scultura che espone la sua parte convessa in ombra aumentano la distanza dal varco verso piazza Duomo.

Cornice

3 Cornice

Nell’angolo sinistro della piazza Diaz, l’arco metafisico di Portaluppi chiude lo spazio con una quinta massiccia che inquadra Santa Maria in San Satiro, ritratto di piccolo mondo antico milanese. Ciò che Sennet chiamerebbe “picture frame”.

Vestibolo
4 Vestibolo

La prospettiva, quasi perfettamente simmetrica, è serrata dalle torri dell’Arengario. Esse “stringono” sull’arco della galleria al fondo, catturandolo nella propria immagine come il fondale di un profondo boccascena. Uno spazio relativamente grande comprime la scena in una cesura che annulla la piazza prima di sboccare in essa.

Agorà
6 Temenos

Alla sensazione di apertura si unisce l’attrazione verso la grande galleria e i portici. Il portale di uscita sul fondo, verso piazza della Scala, è più piccolo di quello di ingresso e aumenta la profondità prospettica della galleria.
Vittorio Emanuele sul suo cavallo appare un po’ sperduto sopra il suo colossale basamento; la sua “piccolezza” rende più esplicita la grandezza della piazza.
Di fronte, l’ingresso ad arco di trionfo della Galleria Vittorio Emanuele, incastonato nel lungo porticato che occupa il lato Nord della piazza.
A lato, la gigantesca ed elaborata mole della Cattedrale. La sovrabbondanza plastica, con numerosissime statue, pinnacoli, doccioni e profili merlettati, fa vibrare questa massa colossale costruendo uno sfondo fantastico al via vai delle persone. Il grande vuoto vive insieme al grande corpo.  Imperturbabile come una sfinge, il Duomo presidia il grande recinto rettangolare da un basamento che lo stacca dal suolo e da cui digrada nella scalinata che dal sagrato scende verso la piazza, il vero cuore civile e religioso della città.

Antro
7 Galleria

Si prospetta un antro fantastico. Le misure sono tali per cui lo spazio esterno fluisce naturalmente in un gigantesco e sontuoso interno. Da piazza Duomo il fondo della Galleria resta indistinto e misterioso, ma la luce in fondo a questo tunnel delle meraviglie promette di aprirsi su un’altra dimensione.
La bocca ad arco di trionfo della grande galleria è fiancheggiata da due archi con funzione mediana tra la Galleria e il portico. Funzione disturbata dai chioschi di souvenir che vi si sono installati. Effettivamente queste strutture riportano bruscamente a una scala umana minima e in questo senso possono anche contribuire a umanizzare e colorare l’ambiente, tuttavia ciò non dovrebbe interferire con il pieno sviluppo della dinamica della forma architettonica, specialmente in contesti monumentali come questo. L’integrità della scena è parzialmente compromessa, e il tono trionfale stride con la costruzione anonima e precaria che occupa lo spazio al suolo impedendo il transito.

Navata
8 Navata

Il salotto di Milano, la grande galleria che celebra il suo spirito commerciale. Percorrere questa via trionfale è un esperienza esaltante in cui il disegno del pavimento policromo, delle pareti e della volta formano una perfetta unità. C’è una reminiscenza sacrale in questo spazio laico disposto a croce latina, con transetto e abside, ma allo stesso tempo le pareti sono veri e propri palazzi che fiancheggiano una via.  Il cielo è catturato nella volta vetrata. La luce diffusa dall’alto fa risaltare la plastica delle facciate. Le verande dei bar ristoranti umanizzano l’ambiente e danno il modo di soggiornare nel salotto.
L’ombra dell’enclave diluisce il rumore dei passi e il brusio della folla che scorre lungo i portici esterni, e rallenta nella propria aura dilatata l’andirivieni del flusso

Abside
9 Abside

Le ultime campate piegano a Tiburio ottagono, coperto però da una semicupola che conclude la copertura vetrata. La balconata gira ininterrotta sopra il portale di uscita, che scala di un piano rispetto all’ingresso principale, discendendo verso le misure di piazza della Scala. Meno frequentatori che si muovono più lentamente. Sullo sfondo, al centro del portale, la statua di Leonardo costituisce lo snodo visivo, al centro della piazza e in asse con la galleria.

Soglia-Raccordo
10 Raccordo

Rispetto all’arco interno con cui termina la Galleria, l’arco esterno di sbocco è ruotato per allinearsi alla cortina della piazza, che ha giacitura diversa dalla precedente, formando così un raccordo. Le alte colonne del portale, raddoppiate e sfalsate per determinare la rotazione, marcano il passaggio  alla dimensione più piccola di piazza della Scala. Anche il motivo geometrico del pavimento sulla soglia concorre a percepire la mutazione di scala e di orientamento.

Square
10 Quadrato

Le misure della piazza quadrata, tra il palazzo del ‘500 e il teatro del ‘700, concludono il percorso in un’atmosfera tranquilla, che introduce ad un interno urbano più raccolto. Il viavai della grande piazza e della galleria sono alle spalle. Quattro singoli palazzi formano i lati di piazza della Scala, ciò che conferisce ancora più staticità allo spazio quadrangolare. La lunga fila ordinata dei visitatori in coda per l’ingresso a una mostra  delinea una momentanea diagonale che ne misura l’ampiezza. Leonardo, meditabondo, segna il centro in modo discreto sopra un basamento a scala umana, con statue in grandezza naturale.

 

Davide Scarani


Save pagePDF pageEmail pagePrint page
SE HAI APPREZZATO QUESTO ARTICOLO CONDIVIDILO CON LA TUA RETE DI CONTATTI