Close reading, Mougkasi e Longhi.

Close reading, Mougkasi e Longhi.

Peter Eisenman, City of Culture of Galicia, Santiago de Compostela, Studi di close reading. Joanna Mougkasi (in alto) 2009. Mariagrazia Longhi (sopra) 2010.

Studi di analisi formale degli edifici.

Lo studio delle opere d’architettura, “lette” attraverso operazioni grafiche sui disegni, (close reading nei termini di Eiseman) s’inquadrava nel percorso di Laurea magistrale in progettazione architettonica e urbana. E, specificamente nel Laboratorio di misura e scala della citta fondato nel 1998 con la prof. Antonella Contin, presso il Dipartimento di architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano che gli allievi potevano scegliere per il percorso di laurea nel secondo anno. I lavori qui presentati, di Joanna Mougkasi e Mariagrazia Lunghi, sono degli anni 2007/2010. Il laboratorio era la struttura di ricerca dei fondatori. Nella quale venivano ammessi solo laureandi della laurea magistrale. Il corsi del prof. d’Alfonso nel percorso di laurea da lui proposto erano due al primo anno, a cui seguiva al secondo il tirocinio ed il laboratorio di laurea.

Il tirocinio, all’interno del quale era previsto lo studio di una tipologia degli anni duemila come aggiornamento della strumentazione progettuale moderna, era anticipato dalle esercitazioni del corso di Teorie e Tecniche… nel quale ridisegni di opere basate sul paradigma del cubo ( la casa italiana, genovese. La villa malcontenta di Palladio. La casa Blossom di Wright La maison Hook di Le corbusier e la Ambasciata olandese a Berlino di Koolahas) anticipavano la elaborazione “neoplastica” di un paradigma cubico (sperimentato da Sara Protasoni dall’università di Siracuse e riformato secondo i principi della scuola milanese). I due studi accompagnavano l’elaborazione della biografia stilistica di un autore d’oggi. Si suggeriva di preferire gli autori stuadiati da R. Moneo in Inquetudine teorica e strategia progettuale ed in seguito anche di Ten canonical Buildings di P. Eiseman.

Quando, l’anno successivo, gli allievi affrontavano i tre studi del Laboratorio misura e scala…, avevano già una introduzione all’analisi tipologica o paradigmatica e formale. I tre workshop del Tirocinio fungevano da upgrade su tre temi indispenabili:

La modellazione dell’involucro in base alla struttura statica.

L’analisi del procedimento di progetto di un esemplare elaborato negli ultimi dieci anni (per il quale

si proponevano i progetti di rinnovo dell’area delle Halles a Parigi elaborati da Kolhaas, MRDV, Jean Nouvel, Seura. Ed in seguito il progetto di Eiseman per La casa della cultura della Galicia). Scelto quest’ultimo dagli allievi negli anni 2008/2010. E qui presentati.

Il terzo workshop era dedicato all’analisi urbana indispensabile all’approccio contestuale della scuola milanese che non può esaminare la tipologia edilizia senza vederla nella relazione irrevocabile con la morfologia urbana.

In tale contesto lo studio di close reading, – di fatto una lettura sui generis, in quanto non lettura ma operazione elaborante disegni che “entrano” nel procedimento progettuale per svelare scelte “strategiche” – costituiva un momento contemporaneamente “formativo” ed “istruttivo”, oltre che orientato a “dominare” non subire l’uso dei softwares del computer. Per di più, attraverso l’analisi formale (che considero sintattica). Non era necessario, quindi, rimuovere gli esemplari dell’antichità mentre si studiavano gli esempi della più recente attualità. Lo studio riguardava i pardigmi, non gli stili.

Ho aggiunto, agli studi degli allievi, una ricerca di base degli anni ’70, perché l’analisi formale attraverso disegni, per me aveva una premessa che l’accezione di close reading odierne, occulta: si trattava, per me, di ribadire la centralità dell’esperienza percettiva spontanea, la facoltà o competenza – per dirla con Chomsky, Choay, – originante. Vedo bene che l’abitudine critica a vedere il ri-nascimento, come rinnovo dell’antichità ha occultato l’invenzione del tutto inedita di quel momento (il quattrocento) in Italia, tra Firenze, Milano, Roma, Venezia, Napoli: il disegno di oggetti virtuali premessa all’idea di spazio virtuale cartesiano e di scienza galileiana.

Capisco che il termine di Eiseman ed i concetti che lega ad esso, sono troppo importanti per non condividerlo, Infatti lo ho usato, malgrado tutto. So però che Derrida, autore che stimo, che ho studiato e che ha illuminato il mio pensiero , è un po’ troppo presente nel rivendicare un primato della parola che la parola reading rivendica. Evidentemente lo spazio cartesiano o il disegno e gli oggetti virtuali non si possono dire in parole. Non si possono leggere. Solo fare oggetto di circospezione immaginativa che solo un disegno può esporre. Ernesto d’Alfonso

 

Ricerca di base

Ernesto d’Alfonso 1969-1984. Analisi formale degli edifici, Ricerca di base.

 


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